La corteccia orbitofrontale filtra gli stimoli a cui rispondere

 

 

ROBERTO COLONNA

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 28 febbraio 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

Nel corso della nostra vita siamo costantemente esposti a un flusso di stimoli sensoriali provenienti dal mondo esterno, ma solo una modesta frazione dell’informazione elaborata dal nostro cervello raggiunge il livello cosciente e induce specifiche risposte comportamentali. Il filtro, che previene la reazione a stimoli trascurabili e consente di selezionare solo gli input che richiedono o meritano una risposta, è posto in essere dal nostro cervello grazie alla sua capacità di costruire modelli interni del mondo esterno. Questi modelli sono continuamente integrati e aggiornati con nuove informazioni e tracciano i rapporti predittivi tra gli oggetti sensoriali del mondo.

Si ritiene che molti disturbi psichiatrici, fra cui psicosi come la schizofrenia, i disturbi dello spettro dell’autismo e il disturbo ossessivo-compulsivo, anche se in modo diverso, si caratterizzino per difetti nell’elaborazione di tali modelli interiori del mondo, cui conseguono filtri impropri o inadeguati. Una delle forme di filtro sensoriale più studiata è l’abitudine, ossia la capacità di associare gli stimoli familiari all’assenza di risposta comportamentale, riservando la reazione solo agli stimoli cui si possa attribuire il valore di segnale.

L’abitudine a lungo termine è concepita come un processo top-down di cui non si conosce ancora il meccanismo. Sono in campo due teorie contrapposte: l’ipotesi dell’immagine predittiva negativa e l’ipotesi della novità. Gli studi finora condotti non sono riusciti a riconoscere le specifiche basi del meccanismo, e così non sono riusciti a stabilire quale delle due ipotesi sia corretta. Hiroaki Tsukano e colleghi della University of North Carolina at Chapel Hill, per risolvere questo problema, hanno cercato di identificare la fonte dell’input top-down ad A1, durante lo sviluppo di un’abitudine sensoriale quotidiana, e di determinare come le risposte sensoriali sono interessate quando il segnale top-down è rimosso. I risultati ottenuti sono degni di nota.

(Tsukano H., Orbitofrontal cortex drives predictive filtering of sensory responses

. Nature Neuroscience – Epub ahead of print doi: 10.1038/s41593-026-02217-z, Feb. 24, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Department of Psychiatry, University of North Carolina at Chapel Hill, Chapel Hill, NC (USA); Neuroscience Center, University of North Carolina at Chapel Hill, Chapel Hill, NC (USA); Carolina Institute for Developmental Disabilities, University of North Carolina at Chapel Hill, Chapel Hill, NC (USA).

La capacità di non reagire a stimoli sensoriali familiari, verso cui si è sviluppata abitudine, selezionando ed eleggendo quelli ai quali si può attribuire valore di segnale che richiede una risposta nell’attualità dell’esperienza, si fonda su processi ancora poco conosciuti. Le interpretazioni periferiche convenzionali non sono in grado di rendere conto pienamente dell’abitudine a lungo temine in ambienti sensoriali complessi, pertanto sono state formulate ipotesi circa meccanismi di regolazione top-down.

Hiroaki Tsukano e colleghi hanno sottoposto a vaglio sperimentale due ipotesi contrapposte, che si contendono il campo nell’ambito delle interpretazioni top-down: 1) crescita del filtro predittivo; 2) declino dell’amplificazione indotta dalla novità.

Lo studio ha rivelato un ruolo inaspettato della corteccia orbitofrontale (OFC) nel processo di filtro predittivo.

Dopo una quotidiana esposizione a suoni, lo sviluppo di abitudine neurale nella corteccia uditiva primaria (A1, corrispondente all’area 41 della mappa corticale di Brodmann) poteva essere annullato con l’inattivazione della regione della OFC. Le proiezioni top-down provenienti dai territori orbitali della corteccia prefrontale, ma non quelle provenienti da altre aree del lobo frontale, veicolavano segnali predittivi, che crescevano al passare dei giorni durante i quali si continuava a fare esperienza del suono, e sopprimevano l’attività di A1, via interneuroni inibitori esprimenti somatostatina. In tal modo, i segnali di previsione provenienti dalla corteccia orbitofrontale cancellavano gli stimoli anticipati, generando la loro “immagine negativa” nella corteccia sensoriale.

 

L’autore della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Roberto Colonna

BM&L-28 febbraio 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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